La lacca, gli alberi e il processo di lavorazione
La lacca è una resina che si estrae a freddo dall’essudato di alcuni alberi denominati Toxicodendron Vernicifluum o Rhus Verniciflua.
L’utilizzo di questa lacca per proteggere gli oggetti nasce nell’antichità: il suo impiego è documentato fin dall’epoca dell’Imperatore Shang (XVI-IX sec a.c.) (Webb, 2000) per decorare e proteggere le superfici di mobili, colonne ed armature.
L’albero della lacca urushi appartiene alla famiglia delle Anacardiacee, genere Rhus, viene coltivato nelle province centrali e meridionali della Cina. La particolarità degli alberi appartenenti al genere Rhus è di contenere urushiol nella sua resina, ovvero l’ingrediente che dà luogo al processo di polimerizzazione per l’indurimento della lacca.
Altre tipologie di lacca con proprietà differenti vengono estratte anche dalla Rhus Succedanea e dalla Gluta Usitata.
La resina estratta dagli alberi sopra menzionati richiede una grande cautela durante la sua applicazione poiché, a causa della presenza dell’urushiol, è irritante a contatto con la pelle.
La lacca grezza è trasparente, di color bruno chiaro quando esce come secrezione dall’albero, si inscurisce a contatto con l’aria durante il processo di polimerizzazione, che avviene a contatto con l’ossigeno (Webb, 2000).
La resina è raccolta in diversi periodi dell’anno e, in base alla zona e al periodo di raccolta, la lacca finale avrà proprietà differenti. In Cina gli alberi vengono incisi solo una volta ogni 3 anni e generalmente solo quattro volte durante la durata della loro vita.
Il primo intaglio avviene quando gli alberi hanno una età compresa tra i 12 e i 13 anni; viene raccolta la prima resina (Arami-urushi) in piccoli recipienti, subito coperti per evitarne l’ossidazione.
L’ Arami-urushi subisce un primo processo di filtraggio fino ad ottenere il Ki-urushi (o Kijiomi urushi, così denominato nella zona di Kyoto), utilizzata spesso da sola o con aggiunta di additivi come farine o argille per eseguire gli strati preparatori. Questa lacca grezza contiene dal 25% al 65% di acqua, che può venire rimossa totalmente o parzialmente durante vari processi successivi.
Dopo altre lavorazioni (Nayashi e Kurome) si ottiene un prodotto chiamato Kijiro-urushi, contenente circa il 3% di acqua al suo interno.
Molti pigmenti sono incompatibili con l’urushi, per questo la gamma cromatica risulta molto limitata. I colori più utilizzati furono il cinabro, il nero e l’orpimento.
(Per gentile concessione dell’autrice le informazioni qui riportate sono estratte dalla tesi di laurea magistrale di Silvia Tagliante Problematiche conservative e restauro di uno stipo settecentesco con decorazioni in lacca orientale e ‘’alla China’”, 2019)